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PREMIO MEDICI REUMATOLOGI: IRENE

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Pubblicato il 07 dicembre 2017
 

​Un testo-specchio, che intreccia le prospettive di due donne, una giovane dottoressa e una giovane paziente: l'esperienza di due maternità, rivissute in parallelo, diventa così una emozionante chiave di lettura per ripercorrere i cambiamenti della reumatologia in questi anni 

​Era un momento di luce magica: un grav-index positivo per una giovane specializzanda di Reumatologia, appena sposina e dopo una manciata di settimane, il pancione più dolce che una donna possa esibire. Nel mondo della reumatologia sfilavano i primi farmaci biotecnologici. Le prime terapie, le aspettative dei pazienti, fiduciosi e curiosi e dei reumatologi, questi molto entusiasti con una nota di precauzione e un pizzico di paura. D'altronde, dal mondo immenso della Medicina sgocciola spesso mistero, quasi magia. Lei, paziente di una forma di artrite giovanile, conviveva con il suo 'mostro', un'artrite cattiva, di quelle senza pietà, da quando era bambina. Tutte le sue speranze erano travasate in quella fiala costosa: la pozione magica della nuova terapia. La giovane dottoressa, era incuriosita e seguiva la grande 'notizia' senza badare a quel pancione in crescita. Ogni volta che un'infusione veniva completata e ben tollerata era un traguardo. Il mostro si poteva sconfiggere; l'artrite poteva essere sconfitta con un'arma della ricerca scientifica tanto costosa quanto efficace, innovativa, mai provata prima. Le novità portano novità e il rapporto medico-paziente era sempre più intenso e vero; le terapie infusive erano la grande avventura da affrontare insieme. Un giorno la paziente, timida e triste ma con dolce sorriso ha chiesto alla dottoressa: 'dottoressa, lei pensa che più avanti...potrò anche io?' La dottoressa ha sorriso e ha risposto con un sì deciso. Era giovane e non poteva promettere ma poteva rassicurare. Qualche anno dopo, quando le terapie 'nuove' erano la routine di ogni reumatologo, la storia naturale della malattia ad esordio giovanile stava cambiando radicalmente.

La dottoressa non era più così giovane, aveva due figli e seguiva quello che si poteva chiamare 'una nuova era nella reumatologia'. La paziente timida era preoccupata al telefono: Un grav-index positivo!!! 'E ora? Che si fa?' La gioia era mista alla preoccupazione. Una ricerca veloce dei dati in letteratura, un discorso scomodo e importante ed ecco il coraggio di dare vita oltre le rovine di un'artrite accanita! Tutto fatto, tutto svolto con dedizione e attenzione, con preoccupazione e determinazione, raccomandazioni e precauzioni. Un giorno di sole, la dottoressa ha aperto la porta del suo ambulatorio per far accomodare la sua paziente timida in visita di controllo. Solo che questa volta la porta andava spalancata perchè doveva passare un passeggino. La bambina era bellissima, figlia del coraggio e dell'amore per la vita! La dottoressa ha abbracciato la paziente, sempre più timida e sempre più dolce e ha pensato: 'questa bambina è un po' anche mia'! Negli anni dopo la Medicina ha regalato alle giovani donne la certezza di potersi curare adeguatamente e programmare una gravidanza! In ambulatorio si sorride perchè possediamo strumenti che fanno spegnere le paure; si accendono i sogni e soprattutto si ha il diritto di cercare una gravidanza! Perchè la maternità è un dono della vita dal valore inestimabile.


 
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